Caro maschio italico, se i nostri consigli cheap&chic non ti sono
bastati per conquistare la tua bella, allora vuol dire che Ella è
veramente un osso duro.
Ma con i nostri consigli ce la puoi fare, noi tifiamo per te!
Eccoti qui la location perfetta, 100% chic, uno del 101 posti dove
andare a Milano una volta nella vita.
Per cominciare scordati la macchina; perchè in Piazza Duomo, alle nove
di sera, si arriva solo in taxi.
Porta la tua dolce fanciulla in via Foscolo 1 e da lì prendete
l’ascensore fino all’ultimo piano, ai tetti milanesi dove lo scorso
dicembre è atterrato il ristorante itinerante The Cube, aperto a
Milano solo fino al 26 aprile.
140 metri quadri di cristallo per soli 18 commensali, un tavolo a
scomparsa che scende dal soffitto al comando del Capo Sala,
stellatissimi chef Michelin….che vi devo dire ancora?
Il panorama è mozzafiato, pure Milano sembra bella da lassù.
Il cibo varia di volta in volta, a seconda dello Chef del giorno
invitato a The Cube. Poco prima di Pasqua, per esempio, abbiamo
trovato i grandi Tommaso Arrigoni & Eros Picco delle Innocenti
Evasioni di Milano
Prezzo non pervenuto, ma ho letto da qualche parte che si devono
mettere in conto non meno di 200 euro a testa.
Ma per farla sentire Regina per una notte, ne vale la pena, no?
Chic
The cube - a Milano fino al 26 aprile
via Ugo Foscolo 1
Avere un lapis senza gomma è come avere una penna
Per me il teatro ha un profumo. Non so se vale per tutti, né se ciascuno ci sente un profumo diverso, ma per me, quando me ne sto seduta in platea, al buio, gli occhi come spilli che appuntano gli attori sulla scena, ad un certo punto si diffonde un’essenza di ambra tutt’intorno. Ed è accaduto anche ieri sera quando, con Chic, sono andata a vedere “viaggio al termine della notte”. Su un palco, separato idealmente in tre settori, coni di luce rischiaravano nel buio tre postazioni diverse tra loro ad ospitare un violoncello, una chitarra elettrica e una scrivania corredata di abat-jour e di due microfoni diversi, il classico “gelato” e uno distorsore. Suoni cupi, intimi e a tratti violenti si alternavano alla lettura di Elio Germano: una voce seducente, espressiva e intensa che raccontava il viaggio della vita secondo Céline, ovvero un’immensa notte da attraversare. Durante il viaggio, i vari incontri dell’esistenza: la vita, l’amore, Dio, la guerra… la abat-jour si accendeva e si spegneva insieme alla voce sexy del narratore, la musica colmava i vuoti tra un brano e l’altro, la fragranza d’ambra si diffondeva con effluvi regolari e ciclici, mentre il personaggio di Céline affrontava il difficile percorso dell’esistenza, con le sue scomode verità e le sue ben calibrate menzogne. “L’ amore è l’infinito abbassato al livello dei barboncini, e io c’ho la mia dignità!”… “Ero bambino allora, mi faceva paura la prigione. È che non conoscevo ancora gli uomini.”… “Perché nel cervello d’un coglione il pensiero faccia un giro, bisogna che gli capitino un sacco di cose e di molto crudeli.”… “D’altronde, bisogna pure che succeda prima o poi, che ti classificano”… Frammenti di vita, di coscienza e sensibilità di un uomo del 1932 come dei giorni nostri, nichilista, misantropo e cinico, di certo animato da un pessimismo cupo che tanto piacque a Bukowski e che di questi tempi, è vero, forse non rallegra ma di certo fa riflettere. E che, in una sera che sa di ambra, ti rivela che “La vita è questo: una scheggia di luce che finisce nella notte.”
Luci. Sipario. Applausi.
Freak
Viaggio al termine della notte
Teatro Elfo Puccini
Fino al 19 febbraio
Sono anni che sento parlare di questo strabiliante artista (Paolo Poli,
appunto), così appena ho saputo che si esibiva all’Elfo Puccini ho subito
prenotato un posto. Non in prima fila, ma in seconda – m’è andata molto
bene, direi.
Non ero sicura rispetto a quello che avrei visto, e non lo sono stata nemmeno
a spettacolo finito. Nel senso che il teatro di Poli ti lascia così, un po’
perplessa, con la strana sensazione di aver partecipato a qualcosa che si
trova sul confine del trash senza varcarlo, ma insomma proprio lì lì, sull’orlo
del baratro.
La maestria c’è e si vede. Poli, a quasi 83 anni, è un leone dalla memoria
di ferro e dall’ironia istrionica. Sebbene “en travestì”, non ricorda mai il
bagaglino, ma a voler puntare in alto ci si potrebbe vedere una citazione del
teatro shakesperiano, quando i ruoli da donna erano ricoperti da ragazzi
imberbi.
O, volendo raddrizzare la mira, si potrebbe dire che ricorda l’avanspettacolo
del secolo scorso, con quelle musiche anni ‘40 a fare da colonna sonora
e quel linguaggio forbito e ricercato che rievoca i tempi in cui in Italia non
ci si esprimeva con i vari “cioè, bella zio, maddeché ahò”, ma si usava
l’abecedario, si faceva di conto e, quando si raccontavano storielle osé, si era
in vena di lepidezze. Fin qui, nulla da dire.
Il fastidio vien dopo e lo individuo nella mescolanza di alti contenuti e bassa
forma, in quel mischiare (un po’ blasfemo) l’alta letteratura di Anna Maria
Ortese e del suo “il mare non bagna Napoli” con siparietti straripanti di
paillettes e parrucche degni de La cage aux folles. Gli attori sono bravi, non
c’è che dire, ma restano pur sempre caricature, nelle loro vesti da donna,
nella loro recitazione molto di maniera e nelle loro coreografie un tantino
goffe. Tutto il plauso va senz’altro a Poli, capace nei suoi monologhi di
unire il serio ed il faceto (a parte la fastidiosa consuetudine di concludere
le battute finali di ogni intervento praticamente già in quinta), di proporre
come bis poesiole sconce che fanno arrossire e sorridere, di prendersi gioco,
grazie alla sua grande ironia, della sua omosessualità mostrando al pubblico
il proprio “seno” sotto la scollatura di un fasciante vestito rosso. Tornerei
a vedere un suo spettacolo? Probabilmente no. Lo consiglierei agli altri?
Probabilmente sì. Perché Paolo Poli va visto almeno una volta nella vita.
Freak
Le ferie non sono mai troppe, ma passare una settimana da mamma e papà, nel paesello di 2019 abitanti, tra Natale e Capodanno, può avere effetti collaterali pesanti. Io ho dormito tre giorni interi, prima che la Desperate Housewife si impossessasse di me.
In mancanza dell’Ipercoop di Bonola, ho speso la mia tredicesima su Amazon.it. Ho comprato, in rigoroso ordine sparso: radiosveglia, orologio (anzi,orologi,due), hard disk esterno di cui non ricordo marca nè capacità, svariati ebook (e il Kindle è rimasto sul comodino della casa a Milano). Peccato non vendano scarola e pasta per pizza, perchè probabilmente avrei comprato anche quella.
L’acquisto migliore? il Kenwood Triblade 723, composto da mixer, frullatore a filo e tritatutto. Quello della Parodi, insomma.
Quello che forse non vi ho detto è che ne avevo già uno, il modello precedente però, regalatomi dal fratellino per Natale. Così ho preso il Triblade ancora imballato di mio fratello e l’ho riportato all’Unieuro, sostituendolo con una fantastica pentola a pressione che non userò mai.
Perchè ormai è venerdì, e le ferie sono belle che finite.
Chic
Carissimo Maschio italico, vuoi fare colpo su una bella fanciulla (rigorosamente non vegetariana)? Allora portala a cena al ristorante argentino El Gaucho, ti basterà seguire queste semplici regole:
1) Prenota con anticipo. Lì vige ancora la regola di Zio Silvio e la crisi non c’è. Non vorrai mica rischiare di finire nel tavolino sfigato attaccato alla cassa?
2) Parcheggia sulle strisce. Fidati, non esistono altri posti.
3) Cibo: la cosa più romantica che tu possa ordinare è la costata alta di manzo per due persone: te la portano già tagliata e (giuro) si scioglie in bocca, così avrete più tempo per parlare:)
4) Vino: ordina una bottiglia di Telteca,è il vino della casa, rosso e leggermente barriccato, va giù che è una meraviglia. Farai un figurone spendendo “soli” 28 euro (è tra i più economici)
5) Dolce: ispirano tutti, ma le pere al vino rosso con gelato al mascarpone hanno il loro perchè
6) Non lasciarla sola, nemmeno per andare alle toilette: i camerieri sono argentini per davvero e potrebbero approfittarsene
7) Paga il conto (ma questo non ho bisogno di dirtelo, vero?), ma senza battere ciglio, perchè sarà un po’ salato.
e buon dopo cena!
Chic
Ristorante argentino El GAucho
Via Carlo D’Adda, 11 20143 Milano 02 8940 0839
(aperto tutte le sere dalle 20.00 alla 01.00)
Moni Ovadia è un rapsodo dei giorni nostri: come nell’antica Grecia, egli canta la sua gente e narra le loro storie, accompagnato da una musica che sa di altre epoche. Attraverso un affascinante viaggio nel mondo yiddish, in bilico tra i luoghi comuni e la loro smentita, questo cantastorie con gli stivali da cowboy racconta con parole forbite vicende che riguardano il suo popolo, quello ebreo. E lo fa in modo per nulla retorico, attraverso una grandissima qualità: l’ironia. Così, con questa speciale guida, ci si inoltra nella cultura millenaria degli ebrei, esuli per definizione, senza terra da sempre, perennemente “condannati” a cercarsi un posto in cui stare, sentendo di non appartenere a nessun luogo in particolare ma percependo l’unità di fondo della propria cultura, che ha un’identità ben precisa e potente. Così Moni, da dietro la sua barba bianca, snocciola gli stereotipi associati alla sua gente con racconti paradigmatici; ecco allora la storia dell’ebreo dal naso grosso ma dal cervello fino, del padre commerciante che insegna al figlio come ci si comporta nel mondo degli affari (sarebbe a dire: come guadagnare di più e fregare il proprio socio) o, ancora, della matrona yiddish, che comanda, ama e biasima i suoi figli in quanto centro della famiglia giudaica. Il tutto sempre strappando risate al suo pubblico ed intervallando la narrazione con melodie suonate da un quartetto di musicisti (violino, contrabbasso, clarinetto e fisarmonica). Nella sala del teatro riecheggiano testi che non comprendiamo, ma che hanno un fortissimo valore evocativo; nelle note che risuonano, echi del destino di un popolo, della sua forza, della sua sofferenza ma anche della sua capacità unica di reagire con gioia. L’olocausto viene appena toccato e senza troppo calcare la mano sull’orrore che tutti conosciamo. Anzi, Ovadia ci ricorda che la sua è una religione della vita, non della morte. E lui ha di certo abbracciato fortemente la filosofia della sua gente: appare chiaro più che mai, mentre saltella sorridente al ritmo della sua klezmer (la musica yiddish) ed esce di scena tra gli applausi e gli sguardi sorridenti del suo pubblico.
Freak
Cabaret yiddish Teatro Elfo Puccini, fino al 4 dicembre 2012 www.elfo.org
Passeggiare lungo Corso Sempione, con un po’ di fantasia, è come passeggiare per gli Champs Elisées. Va bene, con molta fantasia. Ma noi ne abbiamo in abbondanza e non ci dispiace dividerla con voi. Il problema del Sempione o dell’Arco della Pace è la frequentazione tremendamente milanese che ti fa sentire poco a tuo agio se non hai avuto tempo di farti la piastra o non riconosci Susanna Messaggio seduta al tavolino del Leaving. C’è però un angolo di pace proprio di fianco all’Arco della Pace. E’ l’ex dazio - sulla sinistra guardando l’arco. Il mercoledì e il venerdì c’è aperitivo (che sfocia in lunga serata) con musica dal vivo. Si mangia pasta, insalata di riso e altre cose semplici, ma il prezzo è onesto (in certi posti da quelle parti mi è capitato di pagare una Corona 9 euro!) e c’è un pergolato con l’edera che ti fa dimenticare anche le signorine con il cane nella borsetta che hai dovuto scansare davanti al Deseo. Noi ci siamo andate un mercoledì sera: birra, un po’ di cibo e un bel gruppo di cover rock dal repertorio ampio, un po’ superficiale (da Bublé ai Muse ai Cure) ma ben suonato e cantato anche meglio da una graziosa biondina. Ci vogliamo tornare. Magari già domani. Chi viene?
Circolo Ex Combattenti Piazza Sempione 2A 02 33605625
Cheap
Cosa può regalare la fantasiosa Cheap all’amica Chic per il suo compleanno?
Un workshop di Burlesque! Io avevo visto il film con Cher e Cristina Aguilera, ed ero rimasta colpita da queste donne forti, pienamente consapevoli del proprio corpo e della propria sensualità. La mia amica Sara poi dice che è molto empowering, e che dopo il corso mi chiederò come abbia fatto finora senza lustrini nel reggiseno. Sono sempre più curiosa.
Durante un pranzo a base di uova e bacon da Cheap, arriva l’SMS della nostra teacher Doris: “ciao, oggi porta l’abito più sexy che hai, scarpe col tacco e la tua trousse di dei trucchi. Ti aspetto alle 15 in Viale Monza 16.”
Io entro in crisi sul vestito sexy, Cheap infila in borsa la bambolina di trucchi della Pupa e partiamo per la Scuola di Danza Corte Regina. Molto burlone, e ancora poco burlesque, a dire il vero.
Siamo una ventina, ci cambiamo, ci trucchiamo un po’, infiliamo boa di struzzo e guanti di raso e in tre ore impariamo un paio di coreografie molto sexy. Io, tra i tacchi alti e la sedia sgangherata, sono sempre in equilibrio precario e mi chiedo se Cheap abbia anche pensato ad una eventuale assicurazione per le mie caviglie.
Doris è una strafiga, molto simpatica e divertente, che cerca di insegnarci quanto siamo fighe e che possiamo fare tutto quello che ci pare, sempre divertendoci.
Ah, se il mondo fosse un po’ più burlesque!
per info su prezzi, feste, corsi e stage: