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30

Nov

MONI OVADIA OVVERO L’UMORISMO DELLA DIASPORA EBREA.

Moni Ovadia è un rapsodo dei giorni nostri: come nell’antica Grecia, egli canta la sua gente e narra le loro storie, accompagnato da una musica che sa di altre epoche. Attraverso un affascinante viaggio nel mondo yiddish, in bilico tra i luoghi comuni e la loro smentita, questo cantastorie con gli stivali da cowboy racconta con parole forbite vicende che riguardano il suo popolo, quello ebreo. E lo fa in modo per nulla retorico, attraverso una grandissima qualità: l’ironia. Così, con questa speciale guida, ci si inoltra nella cultura millenaria degli ebrei, esuli per definizione, senza terra da sempre, perennemente “condannati” a cercarsi un posto in cui stare, sentendo di non appartenere a nessun luogo in particolare ma percependo l’unità di fondo della propria cultura, che ha un’identità ben precisa e potente. Così Moni, da dietro la sua barba bianca, snocciola gli stereotipi associati alla sua gente con racconti paradigmatici; ecco allora la storia dell’ebreo dal naso grosso ma dal cervello fino, del padre commerciante che insegna al figlio come ci si comporta nel mondo degli affari (sarebbe a dire: come guadagnare di più e fregare il proprio socio) o, ancora, della matrona yiddish, che comanda, ama e biasima i suoi figli in quanto centro della famiglia giudaica. Il tutto sempre strappando risate al suo pubblico ed intervallando la narrazione con melodie suonate da un quartetto di musicisti (violino, contrabbasso, clarinetto e fisarmonica). Nella sala del teatro riecheggiano testi che non comprendiamo, ma che hanno un fortissimo valore evocativo; nelle note che risuonano, echi del destino di un popolo, della sua forza, della sua sofferenza ma anche della sua capacità unica di reagire con gioia. L’olocausto viene appena toccato e senza troppo calcare la mano sull’orrore che tutti conosciamo. Anzi, Ovadia ci ricorda che la sua è una religione della vita, non della morte. E lui ha di certo abbracciato fortemente la filosofia della sua gente: appare chiaro più che mai, mentre saltella sorridente al ritmo della sua klezmer (la musica yiddish) ed esce di scena tra gli applausi e gli sguardi sorridenti del suo pubblico.

Freak

Cabaret yiddish Teatro Elfo Puccini, fino al 4 dicembre 2012 www.elfo.org