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05

Jan

Woody non è l’uomo dei sogni

La fataV: “Incontrerai l’uomo dei sogni. Stasera, al cinema Arcobaleno”. Io: “Fata, se lo dici tu… l’hai visto nelle stelle?”. “No, sul giornale. E’ l’ultimo film di Woody Allen. Ci andiamo?”. Un po’ delusa dal mancato vaticinio, acconsento. E, per la prima mezz’ora della proiezione, mi chiedo se non sia per colpa della falsa aspettativa che la fata mi aveva creato che il film mi pare banale e senza ritmo. Aspetto pazientemente la fine del primo tempo e, mentre mi chiedo dove si trova l’uomo dei MIEI sogni, mi domando pure dove sono la regia e i testi brillanti di Allen. Dai, Woody! Non è possibile che lo scambio di battute più divertente del film sia più o meno:“Quella donna ti dice quello che vuoi sentirti dire e intanto ti spilla dei soldi” - “Tu non mi dici mai quello che voglio sentirmi dire, ma me li spilli lo stesso!”. Le trame delle storie narrate nell’ultima creatura (mal riuscita) di Allen sono banalotte, infarcite di luoghi comuni: il marito avanti con gli anni che non si arrende al passare del tempo e lascia la moglie, si sposa con una (ex?) ragazza squillo e poi realizza di aver fatto la più colossale stron**ta della sua vita; la moglie trasandata e inconsolabile che, rimasta sola, si sente finita e ricorre alla veggente di fiducia e perde completamente la tramontana, soggiogata dalle previsioni fasulle di costei (non sono tutte brave come la nostra fataV!); la figlia della carampana credulona vuole un figlio che il marito non è disposto a concepire e si innamora – illudendosi di essere ricambiata – del fascinoso nuovo capo (Antonio Banderas che, va riconosciuto, invecchia ma non perde un colpo, slurp!); il suddetto marito, scrittore fallito e ladro di idee, si butta a capofitto sulla vicina di casa giovane e bella e dimentica la moglie senza alcuno sforzo. Ora, anche volendo, è impossibile non notare l’approccio maschilista del regista che ha il nome di un wurstel: donne piagnucolose, che perdono il senno se perdono un uomo, con l’orologio biologico che ticchetta insistentemente (la figlia non sopporterebbe che il padre anziano avesse dalla seconda moglie un bambino prima di lei; inoltre, non vuole fare sesso, se protetto, col marito); uomini in piena crisi di mezza età che si riconsolano con fanciulle giovani, belle e compiacenti. Tutto questo si potrebbe anche perdonare, alla fin fine, se si ridesse a crepapelle. Ma non accade. O se ci fosse un finale geniale. Ma non c’è. Anzi, il finale è un non finale, che forse voleva essere un omaggio a David Lynch ma invece sembra più una gran cantonata presa da Allen. Un’ultima cosa: Woody, basta con la voce narrante fuori campo. Il film, se lo fai bene, lo capiamo da soli senza che un signore invisibile ci spieghi alcunché. IN SINTESI: la pellicola si merita mezza Madunina. Un cast con bravissimi attori non salva un film, se il film non c’è. E non c’è nemmeno l’uomo dei sogni!

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