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27

Apr

Stasera ho voglia di una fiaba

Qualche sera fa volevo proprio sognare un po’. Chic mi ha suggerito di
andare a vedere “Nathan il saggio” al Piccolo Teatro. Durata dello spettacolo:
3 ore e 15 minuti. “Volevo sognare, mica dormire!”, le ho detto. Nonostante
tutto, lei e Cheap sono state irremovibili, anche perché le avevano informate
che le poltrone del Piccolo sono molto comode per appisolarsi.
Ebbene, siamo state smentite in toto: primo, perché le poltrone erano
scomodissime e ci siamo alzate con i posteriori indolenziti; secondo, perché
lo spettacolo era davvero una favola agile, ritmata, magica e, sebbene
durasse tantissimo, le 3 ore non hanno minimamente pesato sul pubblico.
Nathan è un ebreo, un mercante che torna a Gerusalemme, dove lo attende
una figlia (in realtà un’orfana che ha adottato) di fede cristiana, salvata da
un incendio durante l’assenza del padre da un templare che non è quel che
sembra; tutti i personaggi intrecciano la propria storia con quella del Saladino,
sovrano illuminato e, ovviamente, musulmano.
Man mano che la storia si dipana, si comprende il messaggio che Lessing,
scrivendola, ha voluto trasmettere: l’armonia, persino la fratellanza tra popoli
di diverse religioni è non solo possibile, ma doverosa.
Illuminante il racconto allegorico che ad un certo punto fa Nathan al
Saladino: c’era una volta un anello, un esemplare unico e magico, che veniva
tramandato dal padre al figlio prediletto, generazione dopo generazione.
Esso aveva il potere di rendere il suo possessore gradito a Dio e agli uomini.
L’anello giunse, però, ad un padre che aveva tre figli e che non sapeva
scegliere il preferito, perché li amava profondamente tutti e tre. Allora, per
non scontentare nessuno, fece fabbricare altri due anelli identici all’originale
e, in punto di morte, li diede ai suoi figli.
Ma, deceduto il padre, i tre uomini cominciarono a litigare, pretendendo di
essere ciascuno il figlio prediletto in virtù dell’anello che il genitore gli aveva
dato; decisero di far risolvere la questione ad un giudice che, saggiamente,
consigliò loro di agire tutti e tre come se l’anello che ognuno possedeva fosse
stato quello originale. Il tempo e la virtù dei tre uomini avrebbe mostrato quale
dei tre era l’anello magico.
Così sono le religioni: non importa quale sia quella più gradita a Dio e agli
uomini. L’importante è viverla con il cuore puro, in pace gli uni con gli altri,
confidando nell’affetto del Padre.
E un messaggio così bello è stato affidato ad un cast di attori molto bravi, ad
una scenografia essenziale ma fortemente espressiva, ad una recitazione
classica ma non stucchevole.
Se volete sognare, non dovete assolutamente perdere tutto questo!

Freak

  1. milanocandc posted this